L'amplificatore‎ > ‎

Peavey Bandit 112 Recensione

Prezzo: 270/370 euro

Per la sezione amplificatori oggi parliamo di un combo molto popolare di questi tempi, sia per il suo basso costo che per le buone prestazioni sonore che è in grado di offrire. Si tratta del Peavey Bandit 112, facente parte della serie Transtube, che ha come obiettivo quello di replicare al meglio il suono di un amplificatore valvolare all’interno di uno a transistor.

Per l’occasione la prova è stata effettuata di una Fender Stratocaster.

Caratteristiche tecniche:

- 100 Watts (rms) into 4 Ohms (w/external speaker)
- 12" Blue Marvel® speaker
- High and Low Gain inputs
- TransTube tube emulation circuitry
- Footswitchable Clean and Lead channels
- 3 band passive EQ on each channel
- 3 position EQ/Gain Voicing switch on each channel
- Reverb with level control
- Footswitchable Boost with level control
- ¼" stereo Speaker Simulated Direct Out jack with level control
- Footswitch optional
- 80 Watts (rms) into 8 Ohms

Una cosa molto interessante, su questo amplificatore, è la possibilità, su tutti i canali, di utilizzare uno switch per decidere che “tipologia” di gain adottare. Fondamentalmente si può scegliere fra vintage, modern e high gain.

La prova

Suoni puliti

Iniziamo, come al solito, dai clean, e devo dire che il risultato non è male. Una caratteristica che questo amplificatore si porterà sempre dietro è una certa scurezza sonora, cosa che, in questo caso, contrasta molto bene con la chiarezza di una Stratocaster. Non c’è moltissima differenza fra i vari switch su questo canale (a parte il vintage che, in effetti, è un po’ più nasale degli altri due), quindi da quel punto di vista non si può variare enormemente il suono. In ogni caso, complice anche la Fender, si ottiene una buonissima varietà anche perché il suono di per sé si adatta piuttosto bene alle varie situazioni.

Suoni distorti

Anche qui il Peavey si difende bene, e tanto per cominciare bisogna dire che c’è molta differenza fra uno switch e l’altro. Ilvintage ha un gain di base nettamente inferiore a quello del modern (per non parlare dell’high gain) e quindi ci si può sbizzarrire in tutte le situazioni di rock fino agli anni ’80. Anche sonorità tipo Iron Maiden rendono piuttosto bene, se proprio si ricerca il suono dei loro primi dischi.

Il modern è, come facilmente intuibile, il più versatile delle tre modalità, e si trova a suo agio sia su territori del rock moderno che anche del metal classico.

Per contro, l’high gain è il meno versatile di tutti, essendo stato pensato essenzialmente per il metal più moderno (dal nu al black, tanto per intenderci). Volendo si possono ottenere sonorità più rock, ma bisogna mettere il gain ad un livello veramente basso, quindi non ne vale la pena. Purtroppo con la strato non lo si può sfruttare a dovere, ma abbastanza da capire che anche solo con una Gibson Les Paul (senza andar troppo lontani) si otterrebbero risultati davvero terremotanti.

In sintesi

Come detto, questo è un amplificatore molto venduto. Non tanto per l’eccezionale qualità sonora (ricordiamoci che è pensato per i principianti o al massimo semi-professionisti), ma per l’incredibile rapporto qualità-prezzo. Certo, non è che ad occhi chiusi non si riesca a distinguere la differenza fra il Peavey Bandit 112 ed un valvolare, ma questa simulazione è di buonissimo livello.